Addio Fantasmi

“Tutti desideriamo qualcuno che ci ha lasciato, vorremmo con lui prendere un’ultima volta un bicchiere di vino fra i tavoli di un vicolo, fargli ancora le domande che gli abbiamo già fatto, abbandonarci al tepore, agli abbracci, a un profumo perduto, ispido e familiare, così come ci appare in sogno, perché non potrebbe accadere nella realtà? Una volta, una volta soltanto.”

 Sabato 27 ottobre si è tenuta la seconda serata della magnifica iniziativa di “Autunno Einaudi”, un’altra serata che ha visto come protagonisti un libro, uno scrittore e, in primis, la cultura e l’amore per la lettura. Sotto l’organizzazione eccellente dell’agente editoriale Einaudi di zona, Claudio Bartiromo, la serata ha visto come figura di spicco la giovane scrittrice di Messina Nadia Terranova. A rappresentare il liceo scientifico “A. Genoino” c’erano, tra i docenti di lettere che partecipavano alla manifestazione, la professoressa Erminia d’Auria, la quale ha seguito l’intervista fatta a Nadia Terranova, prima dell’inizio della manifestazione, ideata da Alfonso Iannone (VC) e proposta da Chiara Spatuzzi (IIIC), suoi giovani studenti. Per la sezione fotografia, inoltre, coordinati dalla professoressa, i giovani reporter ed alunni di IIC, Daniele Passarelli e Alessandro Fiorillo. I ragazzi hanno partecipato alla serata, riuscendo a catturare uno dei punti chiave dell’evento stesso, “la lettura non è un obbligo, è un’opportunità ”.

Addio Fantasmi”, il nuovo romanzo di Nadia Terranova, è il racconto di un’assenza, di “una famiglia monca e colma di silenzi”. E’ la storia di Ida che, a tredici anni, vede scomparire nel nulla il padre, dopo essere sprofondato in una depressione, in un vuoto senza fondo, che lo portava a stare tutto il giorno in casa a letto, con le persiane basse, chiuso nel suo dolore senza fine. Poi, un giorno, lui va via. Da quel momento, Ida rimane impigliata in quell’ assenza, un’ assenza che è contemporaneamente una presenza asfissiante e dolorosa. Non c’è una tomba a cui fare riferimento, su cui piangere, riti simbolici per elaborare un lutto, la giovane non riesce a superare l’accaduto. È un tormento, è un fantasma da cui deve fuggire.

Dopo l’introduzione generale di Pina Viviano, che ha spiegato come la lettura debba essere qualcosa che “inquieta”, anzi, ciò che inquieta nel momento in cui devi lasciarla e nel momento in cui devi riprenderla per la paura che finisca troppo in fretta. “Addio fantasmi”, non va solo letto, va studiato, va compreso, va vissuto; la grande potenza delle immagini che la scrittrice ci offre è quasi unica, Ida ci fa vivere la sua storia. “Attraverso la metafora della scomparsa, elaboro ogni situazione di perdita”. Nadia e Ida affrontano un tema così ampio per riuscire a far riflettere chiunque legga, riuscendo, quindi, a far avvicinare anche chi, con storie diverse, legge il romanzo, che è un cammino. Nadia ha vissuto i suoi “Anni al contrario” neanche troppo tempo fa e ora, dopo aver lottato con se stessa, può dire “Addio fantasmi”, ha “Imparato a volare” come il bambino del suo primo romanzo, una giovane appassionata di lettura che scala le vette del successo con il suo cuore di donna umile e profonda. “Attraverso tutti i romanzi di Nadia”, come ha spiegato Franco Bruno Vitolo, docente di lettere, in pensione, del liceo scientifico “A. Genoino”, “l’arrivo ad “Addio fantasmi” è un punto d’avanzamento non solo di Nadia scrittrice, ma di Nadia persona e di chi legge i suoi scritti”. Messina fa di nuovo da sfondo ai pezzi d’anima chiusi nel racconto, incessante protagonista del libro stesso e, realmente, della vita dell’autrice.

La Terranova ha, inoltre, mostrato come, all’interno del romanzo, ci sia una divisione tripartita, utilizzata anche nei libri precedenti: questa scelta stilistica dovrebbe servire in qualche modo a far avvicinare chi legge al contenuto senza che ci siano fraintendimenti o perdite durante la lettura. “Siamo ciò che sogniamo”, dice la scrittrice, “tutti gli elementi che ho creduto particolari, li ho presi e li ho messi su pagina, piccoli tasselli di vita che ho vissuto ed esposto”, dalla perdita all’amicizia, dall’adolescenza al dolore e alla felicità di Ida, le esperienze che ci offre Nadia sono infinite, la sua scrittura è “completa”.

Desiderio, assenza, felicità”, bisogna essere bravi a far quadrare tutte e tre queste sensazioni, belle o brutte che siano. Tramite queste, si potrà arrivare ad ampliare il proprio sguardo, riuscire ad arrivare all’orizzonte irraggiungibile. La chiusura di Ida, l’ossessione, essa stessa, comprende la felicità. La finestra di luce che ci offre la felicità va raggiunta tramite i momenti di dolore, essi sono la strada che conduce ad essa. “Di solito ci si sente a disagio a parlare delle cose del passato, perché accade?”. A questa domanda Nadia risponde che il disagio sta nel vedere tutti gli oggetti della propria vita passata in fila, come un’invasione, un disegno preciso del proprio passato che fa ricordare come eri e come sei, e alle volte, come avresti voluto essere. “Ho vissuto questo libro come un libro esistenziale, c’è un ricorrere unico all’esistenza dell’essere. Lei ha utilizzato termini antichi, uno di Aristotele e uno in tedesco, che mi hanno fatto ripensare al tempo dell’essere. Il termine sopravvivere è giusto, Ida sopravvive quando dà un senso a tutto. Il romanzo per me è fortemente esistenziale, è vero? Ed è Nikos un riferimento al mondo della filosofia, al mondo greco?”chiede uno dei lettori presenti in sala.  “Il libro diventa di chi lo legge”, dice Nadia, “mi ritrovo con quello che ho scritto, Nikos è mezzo greco, sì, è un personaggio che serviva non solo per il desiderio fisico della giovane, ma per quel desiderio mentale che li unisce fin dall’ inizio, quello stesso desiderio che porterà Ida a ragionare. Il tempo, mezzo dell’esistenza dell’essere umano, ha a che fare con la vita di tutti gli uomini, per me è molto importante. Il sopravvivere è altrettanto importante. In fondo, il libro stesso è dedicato ai sopravvissuti”.

Il libro impone l’apertura di finestre sulla vita importanti, che, di solito, non vogliono mai essere aperte, ma, poiché vi sono tutte le identificazioni di ciò che troviamo nella vita, è impossibile non farlo. Il finale ha creato numerose discussioni, ma nessuno spoiler, c’è chi lo definisce buio, ma Nadia ha sempre trovato una luce, anche se nascosta, per illuminare i suoi quesiti esistenziali.

Quali scritture al femminile hai utilizzato per dare ispirazione al tuo libro?”. Nadia ha svelato come “Memoria di ragazza” di Annie Ernaux l’abbia accompagnata durante la scrittura, un libro che tratta di vergogna, un passato da dimenticare, ma che forma la persona del futuro. Così come Ida, senza le emozioni che ha vissuto, non sarebbe ciò che è ora.

Non è importante quello che succede, ma gli occhi con cui guardiamo le cose, siamo noi che diamo colore, importanza, armonia o emozione ai fatti, agli oggetti, alle persone, tutto nasce dal cuore”, così conclude Franco Bruno Vitolo, “impariamo a scoprire l’alba, solo così impareremo a viverla

La nuova Ida che va via dall’isola, sta facendo un “nostos”, ovvero un viaggio, o va solo a casa? Decide di andare altrove? Ma cos’è “casa”? Cosa sono passato e futuro? Questi sono gli interrogativi posti da Pina Viviano, interrogativi che Ida stessa ci fa porre nel momento in cui è sul traghetto e a cui, chi legge, con l’immaginazione, cerca di rispondere, alimentando inconsciamente la propria conoscenza dando uno o più finali.

La splendida serata si è conclusa con le domande all’ autrice, le considerazioni, i saluti e gli autografi ai lettori. Per l’ennesima volta, l’incontro con l’autrice è stato più che una discussione su un semplice libro, un esempio e un modo di crescita, un’opportunità unica. La cultura va cercata, lei tende sempre la mano, ma solo chi è disponibile ad accoglierla riesce ad apprezzarla e chi era lì ha compreso la grande occasione offerta dall’ Einaudi.

Di seguito ecco alcune foto della serata a cura degli studenti di IIC, Daniele Passarelli e Alessandro Fiorillo:

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-Chiara Spatuzzi

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