A lezione di razzismo

Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli.” (Martin Luther King)

Il 13 dicembre 2018 anche il liceo Genoino ha visitato la mostra “L’esclusione del diverso” nella Mediateca Marte Eventi a Cava dei Tirreni. L’attore cavese Giuseppe Basta ha introdotto l’argomento, “Le leggi razziali ad 80 anni dall’emanazione”. A causa di quelle leggi migliaia di ebrei italiani furono perseguitati, umiliati, ridotti alla fame, arrestati e poi spediti nei campi di sterminio. Venne loro  proibito di prestare servizio militare, esercitare l’ufficio di tutore, essere proprietari di aziende, di terreni e di fabbricati, vennero licenziati dalle amministrazioni militari e civili, dagli enti provinciali e comunali, dagli enti parastatali, dalle banche, dalle assicurazioni ed esclusi dall’insegnamento nelle scuole di qualunque ordine e grado. I  ragazzi ebrei non poterono più essere accolti nelle scuole statali e ai “non ebrei”, che continuavano la scuola, venne imposto un libro unico, cioè una cultura con un unico punto di vista, oltre che le regole del servizio militare ed altre mille procedure per creare automi senza emozioni che rispettassero il volere del Duce.

“Le immagini parlano”, Giuseppe Basta esordisce così dopo essersi seduto ed immedesimato in un bambino al quale veniva portata via l’istruzione, seduto in quel  banco di scuola cui non si sarebbe più potuto avvicinare, così come le amicizie portate via a causa della “razza”, delle “leggi”. I libri scolastici non solo furono sostituiti da uno solo, ma, per di più, venne imposto agli scrittori di origine ebraica di cambiare i propri testi, con la conseguenza che questi smisero di scrivere. Iniziò man mano a crearsi ciò che oggi definiamo “Fascismo”. Il giovane fascista doveva uniformarsi all’immagine di una società dinamica, protesa verso obiettivi grandiosi, ma, allo stesso tempo, gli era richiesto di inserirsi in un rigido sistema centralizzato e gerarchico.

“Il Fascismo non lasciò libertà in nulla”. La poesia, i fumetti, le copertine dei quaderni, la radio, tutto fu contaminato come una grande epidemia, senza lasciare uno spiraglio di luce al popolo, senza lasciare neanche la libertà di pensare.

Dopo la mostra, gli studenti hanno assistito  alla messa in scena di un racconto scritto e interpretato dal giovane Marco De Simone dell’associazione Musikè. Il protagonista, Saul, nel 1938 ha 15 anni. Nella piazza di Riopino, lui è l’unico burattinaio che racconta storie assieme ai suoi pupazzi, in particolare Spillo, suo fidato compagno sin dall’infanzia. “Ho scoperto la bellezza delle risate e dei sorrisi alle parole che inventavo.” Tra un teatrino e l’altro, Marco racconta la storia di un bambino, coinvolgendo emotivamente e fisicamente gli spettatori in sala, una vita semplice di una persona comune, sconvolta dalle fatidiche leggi. “Immaginate di dover lasciare le vostre case d’improvviso e velocemente. Scappammo dalla città, ci rifugiammo in una baracca, le giornate non passavano mai, non si poteva fiatare altrimenti ci scoprivano, ma alla luce delle candele che avevamo, raccontavo le mie storie ai miei cugini”. Poi,  il monologo intenso e vibrante, con un unico messaggio, amare, amare sempre.

La storia di Saul, la sua tristezza nel vedersi trattato diversamente da un momento all’altro per via delle leggi, l’istruzione che gli è stata tolta: Marco De Simone ha avuto la capacità di raccontare la vita semplice di un ragazzo come mai l’avremmo potuta immaginare.

“Ho cercato di ispirarmi a “La vita è bella” per mostrare in un racconto inizialmente tendente alla commedia, la catastrofe, il monologo è venuto dopo da sé. Ho scritto tutto di getto, con la tristezza che mi trasmetteva la situazione in cui mi sono immedesimato, in quelle atrocità che, mio malgrado, vanno ricordate. Trasmettiamo l’amore affinché non avvenga più tutto ciò”, così ha concluso il giovane attore, colonna portante dell’evento, che ha reso quanto più toccante e d’ognuno la storia a tratti dimenticata, storia che, a detta del giovane, va combattuta vietando l’odio, il sentimento che ha creato tutti questi danni e che ne crea ancora tutt’oggi. Ecco perché “lezioni” come quella proposta dall’organizzazione della mediateca MARTE sono di fondamentale importanza: come testimonianza e divulgazione di una cultura della consapevolezza.

Cerchiamo di vivere in pace, qualunque sia la nostra origine, la nostra fede, il colore della nostra pelle, la nostra lingua e le nostre tradizioni. Impariamo a tollerare e ad apprezzare le differenze. Rigettiamo con forza ogni forma di violenza, di sopraffazione, la peggiore delle quali è la guerra.” (Margherita Hack)

Sei pronto ad eliminare l’odio dalla tua vita e cominciare ad amare?

Chiara Spatuzzi

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